Introduzione

Dagli UFO alle Aquile
Dopo il successo della serie tv UFO, il produttore Gerry Anderson meditava un possibile seguito. La casa di produzione ITC non sembrava interessata, ma il direttore Lew Grade offrì ad Anderson una possibilità: un budget ancora più alto per realizzare una nuova serie di telefilm, completamente diversa.
La serie si intitolò prima UFO 2, quindi UFO:1999, Menace in space, Space probe, Space journey 1999 e infine, nel 1973, Space:1999.
Inizialmente ambientata nella nuova base della SHADO sulla Luna, che gli alieni riuscivano a staccare dall'orbita terrestre, la serie perse ogni riferimento a UFO: vennero ideati nuovi personaggi, ambientazioni, tecnologie e cambiarono i modelli delle storie. Anche gli effetti speciali subirono un sensibile miglioramento, e questo li rende sotto alcuni aspetti competitivi anche oggi.
La prima serie
Per rendere la serie più gradita al mercato americano, venne deciso che i personaggi principali dovessero essere interpretati da attori statunitensi. Anderson non era proprio entusiasta all'idea, ma dopo aver incontrato Martin Landau e Barbara Bain cambiò decisamente opinione.
La produzione era angloitaliana, con ITC e RAI. Le riprese cominciarono nel 1973 e si conclusero nel 1975 ai Pinewood Studios nel Buckinghamshire, con un budget di 125000 sterline per episodio, di cui buona parte per gli splendidi effetti speciali ideati da Brian Johnson. Oltre al cast regolare apparvero numerosi attori come guest star.
La serie non venne trattata molto bene in Gran Bretagna e venne mal distribuita nel circuito ITV, ma negli Stati Uniti molte reti televisive la misero in onda nelle ore di maggiore ascolto.
Il successo fu tale che la ITC commissionò una nuova serie.
La seconda serie
La seconda serie di Spazio 1999 venne concepita per il pubblico statunitense. Per questo scopo venne scritturato Fred Freiberger, che diede una impronta diversa agli episodi: abbandonato in parte i misteri e i pericoli del cosmo, Freiberger puntò sull'approfondimento delle relazioni dei protagonisti, agiungendo un po' di sentimentalismo e di humour; personaggi come Bergman e Morrow sparirono senza alcuna spiegazione. Un'aliena, Maya, si aggiunse alla popolazione di Alpha a partire dal primo episodio e contribuì con il suo fascino al successo della serie.
La serie così "manipolata" era probabilmente più adatta ai gusti degli USA, ma sicuramente meno profonda della precedente: tutti i dubbi, le incertezze scientifiche, i dilemmi morali e quel certo astrattismo minimale degli effetti speciali della prima serie scomparivano sempre più spesso dietro scene d'azione, storie d'amore e risate.
La fine del viaggio
L'interesse generale per Spazio 1999 cominciò lentamente a scemare: la nuova serie non riscosse il successo della prima e scomparì gradualmente dai palinsensti verso la fine degli anni '70, escluse alcune sporadiche repliche.
Nonostante le incessanti richieste dei fan più irriducibili, non venne mai realizzata un terzo capitolo. Un ultimo episodio, Message from Moonbase Alpha, un cortometraggio di circa sette minuti, venne realizzato da Tim Mallet per la fans-convention Breakaway del 13 settembre 1999.

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